Montreal Sincerely

il

Montreal 2007

E’ la prima volta che affronto un post così lungo, in cui devo sintetizzare così tanti fatti, o meglio, i fatti di un periodo così ampio…
Ma ci proviamo: ho deciso di fare 4 post, uno per tappa del “tour” americano, e così farò. Ora sono a Portorico e sono giorni che volevo postare ma i grandi problemi tecnologici di questo posto mi hanno fatto ritardare… I ricordi di Montreal sono sempre meno vividi e il quaderno con gli appunti che mi sono preso durante il viaggio ora é in camera, mentre io mi trovo nella hall… In ogno caso cercherò di essere il più preciso possibile, anche su quelli che non sono i fatti salienti.
Partenza da Milano con grande stanchezza in corpo, ma con voglia di partire, che nei giorni precedenti mancava… Con Annalisa non ci siamo riusciti a vedere ma ho passato un week-end a Treviso a guidare stile Bruce Springsteen in “Born To Run”, andando in destinazioni non precise: bastava guidare! Il resto del tempo faccio backup e cerco di riordinare qualsiasi cosa: computer, iPod, casa, cd, caos mentale… Torno a Milano domenica prima di partire e, dopo un’animata discussione coi miei, decido di non prendere la casa che avevo visto in Porta Venezia…
Poi, il Lunedì, si parte…
Il primo viaggio fino ad Amsterdam lo passo a dormire e a pensare che la trasferta sarà difficile, più psicologicamente che per le gare… Mi sento infastidito dal dolore alla testa e alle orecchie causato dalla pressione (magari sbagliata) della cabina, dal fatto che Amsterdam non mi piace, e pensando che vorrei essere già arrivato: presupposti ottimi per un viaggio di 7 ore…
Sull’aereo per Montreal mi sveglio quasi subito e rimango in uno stato di semi-vegetale (che detesto) che non é né sonno, né veglia: troppo sveglio per dormire, troppo poco attento per leggere o fare qualsiasi cosa . Ho fame, ma non delle schifezze dell’aereo (che scoprirò poi essere molto meglio di molto altro cibo mangiato poi fuori dall’aereo…), la mia dieta sta già faticando a venire rispettata a causa di mancanza di alimenti (ed elementi). Cerco di leggere comunque ma sono indeciso su cosa… e allora inizio più libri: ne ho presi un po’ in vista della lunga assenza da casa prevista e dei vari tempi morti…decisamente per leggere non é un momento dei migliori: le palpebre pesano, le mani non stringono il libro e allora…iPod, cappello sugli occhi e notte a tutti…
Mi sveglio altre due volte prima dell’atterraggio, ma alla fine dormo un bel po’ e il viaggio risulta meno pesante del previsto.
Il primo giorno a Montreal (visto che arriviamo praticamente di mattina) lo passo cercando di stare il più possibile sveglio, addirittura mi alleno in palestra…
I primi giorni mi sento come ovattato: dormo (a differenza di molti altri) fino a tardi, o fino a quando mi é concesso, senza mai svegliarmi, solo che in certi momenti ed in particolare sulle 23:00 arrivano delle botte di sonno come dei massi sulla schiena… Mi sembra di essere all’ interno di “Lost in Translation” (bel film, almeno, a me piace!) come idea generale…
La mia nuova super passione é la lettura: non tocco PSP o Computer e ascolto anche meno musica a volte, a scapito dei libri (interessanti) che mi sto leggendo. Sono sempre più solo all’interno del gruppo, ma ormai mi ci sono abituato, e la cosa a volte mi fa anche sentire più libero e forse speciale. La sera ogni tanto si esce, ma non c’é niente di particolare da fare o vedere: la città però mi piace, forse più di giorno che di notte, anche se é un po’ troppo “media” : non ha nulla che spicchi, é bella nell’insieme. Visito abbastanza posti: dalla città vecchia alla zona nuova con grattacieli e centri commerciali (in continua ricerca di offerte!), dai sobborghi pieni di barboni, murales e negozi di dischi usati, alle zone più “in”, dove bisogna essere vestiti “in un certo modo” sennò non si entra nemmeno per la birra… Starbucks non poteva mancare, e, purtroppo per la dieta, nemmeno le sue cheesecake (indigestione totale anti-zona tra caffé e ristoranti alla sera, almeno una fetta di torta al giorno…con conseguenti sensi di colpa). In maggioranza a Montreal però ci sono i “Second Cup”: Starbucks alla francese…
Odio la troppa “francesità” di Montreal, che dà alla parte di persone che ti salutano in maniera primaria con la lingua dei cugini d’oltralpe, un’aria da stronzi (francesi)…preferisco la parte anglofona, sembrano tanti John Wayne…
Comunque, tornando al cibo, qui é una lotta… le stesse cose mangiate qui sono più pesanti, grasse e gonfianti che mai… e la cosa un po’ mi butta giù, più che altro per una questione estetica… (Narciso più che mai).
Non ho molta voglia di parlare delle gare… L’individuale é andato male, non tanto per il risultato (64), ma per il modonegativo di approciare la gara, con paura , bloccato, ovattato…il tutto senza motivo. Le sensazioni del periodo aureo (anzi bronzeo, visto il colore prevalente delle medaglie) sono solo ricordi che sembrano troppo sfocati per essere resi dei fatti in pedana. Esco dal “Centre Robillard” con troppa negatività e quasi odio autodistruttivo.
Un giorno di silenzio serve a farmi reagire nella gara a squadre, che anche se non viene condotta in maniera definibile “da manuale”, vinciamo. Non ho tirato di certo bene, ma nemmeno male: sono stato utile e questo é un bene. La squadra si sta unendo, non caratterialmente, ma almeno ci si conosce bene (meglio dell’inizio), e iniziamo a lavorare nel modo corretto, coprendo uno i limiti dell’altro. Presupposti positivi, anche se io voglio anche (e soprattutto) l’affemazione individuale, ma la squadra penso mi sia utile anche per questo, penso mi abbia aiutato a risvegliarmi più velocemente di come avrei fatto da solo…non lo so, non lo sapremo fino alla gara a San Juan…

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

    hola chico!intanto complimenti per la gara a squadre e per l\’individuale a puerto rico, spero ti dia un po\’ di morale…peccato per la casa, vorrà dire che dovrai subire ancora tutte le magagne dell\’apartamento in via PD… vabbè spero che quando sarai tornato la cazzo di acqua calda ci sarà di nuovo!in bocca al lupo per tuttoa bientot

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