La Gasolina De Puerto Rico

il

Puerto Rico 2007

Dopo una gara che per me non é stata positiva, si decide (anche se controvoglia) di stare fuori la notte, quantomeno per restare svegli e non subire la “botta” della sveglia ore 03:00 (cena finita alle 23:30… non valeva la pena dormire). E’ dura dopo una gara, e senza voglia di festeggiare, restare in piedi in una città che prevalentemente dorme… (con ragione: é domenica!).
Il viaggio é interminabile: dalle 3 della partenza, l’arrivo a Portorico é alle 21:00 causa ritardi e aerei e coincidenze persi e stand-by interminabili… una giornata passata tra Atlanta, Miami e corse infinite da un terminal all’altro, da un settore ad almeno cinque più in là…
La dieta ormai é solo un’idea: per fortuna che la gara mi ha fatto bruciare ed il fisico un minimo regge…se non altro per lo stress…
Il viaggio per me é come un coma vigile: in aereo dormo sempre appena tocco il sedile, in aeroporto quasi. Di leggere, nonostante i tentativi, non se ne parla.
All’arrivo l’Hotel, che speravamo fosse il nostro nido dopo una così dura trasferta,si rivela essere pessimo: condizioni d’igiene e di etica professionale al minimo storico (grazie Anna della federazione! Immagino che il fioretto ti voglia…sè sè…vai pure!). Il bagno ed il letto sono pessimi, non li tocco se non per l’indispensabile, la moquette é vecchia, sporca e umida, e ciò dona un olezzo alla stanza, e all’ hotel in generale, difficile da dimenticare. Oltretutto il telefono cellulare non prende (grazie Vodafone!), internet in hotel manco a dirlo, e i prezzi che ho potuto vedere negli internet point nei dintorni sono degni di Montecarlo o Dubai. Praticamente sono tagliato fuori in un tugurio, stanco e nervoso (e con un pelo incarnito in pancia): ottimo inizio!
Vorrei del latte, che non c’é, le mie richieste non vengono mai ascoltate e sono un po’ preso dallo sconforto pensando alla colazione che sarà di sicuro uno schifo: so già che andrò fuori a farla, ma dove che sembra di stare nelle favelas?!
Mi addormento sperando di non prendere malattie gravi…
Il giorno dopo per fortuna Angelo (e tutti noi) esorta Carlo a cambiare albergo, per la precisione lo porta “per manina” a cercarlo, mentre noi facciamo colazione…fuori.
Cambio albergo e cambio vita, non ci voleva molto alla fine, bella zona, non molto distante dall’altro ma sembra di stare in un altro paese… un po’ obsoleto ma pulito e con un minimo di servizi, e frontemare: tramonti da favola. Il mio animo si calma.
A scherma non và bene però, stesse sensazioni negative di Montreal, forse un po’ di meno, ma negative comunque. Il mio pensiero fisso é : “No Excuse”, questa gara deve andare bene, e bene vuol dire almeno podio.
Intanto mi scotto la schiena in pieno centro, nonostante abbia usato crema protezione 30 e sia stato in spiaggia 32 minuti precisi… scoprirò solo dopo un’attenta analisi che mi sono scottato nei punti in cui non sono arrivato con le mani quando spalmavo… Genio!
Pranzando da Chili’s o in posti che non sanno cosa voglia dire salute, dò la definitiva estrema unzione alla mia dieta, ma non demordo: cerco di restare “in zona” , anche se praticamente mi prendo in giro da solo. In preda a crisi di panico decido di curarmi con un Frappuccino cocco e banana: una bontà a cui cederò ancora una volta durante il soggiorno a San Juan…
Come ciliegina sulla torta non mi vanno né bancomat, né carta…: sono tagliato fuori dal mondo! Invano cerco di risolvere i problemi via internet e vedo male le compere, che sarebbero molto convenienti qui… Fortunatamente Giacomo accetta la mia proposta di farmi credito e, con i suoi soldi, mi piazzo al secondo posto nella classifica di miglior shopper al centro commerciale… Morris era imbattibile anche per un professionista come me…
Fortunatamente, durante una cena, Carlo ci comunica due buone notizie:

  1. la squadra di mondiali ed europei rimarrà quella di Montreal
  2. dopo Bogotà (non si sa come) si torna in Italia per preparare meglio gli Europei, più importanti di Buenos Aires.

I giorni passano meglio e mi sono ambientato, anche se ormai sono decisamente sempre più solitario e introspettivo. Non mi mischio, non ne vale la pena, e poi la gara incombe.
Per fortuna le sensazioni al mattino sono buone e la gara procede bene, non ne voglio parlare: vi basti un terzo posto e un ottimo livello negli assalti, tanto che mi spiace un sacco di aver perso, forse ancora per poca conoscenza di me stesso, un problema che a volte mi fa prendere scelte sbagliate o semplicemente affrettate. Dopo la gara mi leggo d’un fiato “l’arte di conoscere se stessi” di Schopenhauer… chi lo sa…magari mi serve per Bogotà…

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