Bogotà, "con Mucho Gusto!"

il

Bogotà 2007

Altra sveglia da matti ore 04:00 per la partenza prenotata dalla federazione alle ore 07:00 di mattina, casomai dopo una gara qualcuno avesse voglia di dormire: cosa sbagliatissima!
Litigio generale all’aeroporto perché non era stato prenotato precedentemente l’eccesso bagagli (che é ovvio per una trasferta così) solo per questa tappa (le altre sì, questa no…sembra coerente?!!) con conseguente rallentamento delle procedure di pagamento tasse e spedizione bagagli, causa addetto aeroporto incompetente e c.t. lasciato, volutamente, solo, incapace di parlare qualsiasi lingua… Poi con una spinta a destra e una a manca (un po’ io un po’ Angelo) siamo riusciti a partire, arrivare a Panama, non mangiare che sennò si spende, ripartire alla volta di Bogotà e prendere dei taxi per le “Embassy Suites”, una sottocatena dell’ Hilton Group.
Entrato mi pareva un sogno, dopo Portorico, un totale disastro organizzativo, sembrava le cose andassero quasi tutte per il verso giusto…
Mi sbagliavo alla grande!
La federazione pareva avesse sbagliato la prenotazione e quindi in pratica eravamo senza hotel… Questo perché Carlo non sa l’Inglese… Infatti, dopo due ore di attesa nella Hall, mentre Angelo ed il Doctor erano in cerca di un altro hotel, si scopre che la prenotazione era stata fatta, ma con un altro nome: un piccolissimo qui pro quo…
Per fortuna si riesce ad entrare nelle camere, anzi, nelle suite: bellissime! Sapere che la trasferta finirà positivamente mi rende felice.
Bogotà é a meno 7 ore dall’Italia, ma noi veniamo da Portorico, a solo un’ora, quindi non si fà fatica ad abituarsi, perciò il mattino dopo l’arrivo mi dirigo al “Museo dell’Oro”, una deliziosa e interessante galleria dove si può vedere la storia pre-colombiana attraverso manufatti e monili, rigorosamente d’oro.
Prendo un taxi,non é difficile trovarne uno: la città é tutta gialla, quasi tutte macchinine (Hunday Atos) che sfrecciano da pazzi. La città é famosa per il casino e per la particolare abilità nel “taccheggio del turista”, quindi arrivato alla città vecchia sto molto attento, nei metri che precedono il museo. E’ nota anche per gli smeraldi (e per le copie), infatti, in 10 metri mi fermano in tre con pietre verdi in mano (o fondi di bottilgia) che mi offrono prezzi vantaggiosissimi… Scopro anche che sono tutti molto cordiali, e che scandiscono ogni risposta con una divertente esclamazione: “con Mucho Gusto” !
Il Museo é bellissimo, e la “Sala del La Ofrenda”, cioé una riproduzione quasi mistica delle offerte agli Déi, é fantastica, da vedere.
Al pomeriggio, la nostra (di Carlo) scarsa organizzazione, ci porta al palazzetto per allenarci, noncuranti del fatto che é festa nazionale (ce ne sono a raffica) e che é chiuso… Allora corsetta, in mancanza d’altro.
Nei giorni a Bogotà, mi alleno, sono decisamente rilassato, e nel tempo libero visito alcuni posti, non é che la città mi piaccia molto: non é rimasto, da quello che ho potuto vedere, molto della vecchia “El Dorado”. Vado a visitare anche il museo Botero (gratis), una fantastica pinacoteca con principalmente opere del pittore di Medellin, ma con la presenza anche di sculture e opere anche di Degàs, Picasso, Toulouse Lautrec, Cezanne… Mi ci perdo letteralmente dentro.
Non ho fatto molto altro, devo dire che ho mangiato un po’ meglio, e forse anche questo incide sull’umore.
La gara inizia male, mi sento rigido e un po’ nervoso: per fortuna la testa é a posto, ciò mi permette di condurre dei buoni assalti fino agli 8. Poi perdo con Alfredo per i 4. Ci sarebbero molte cose da dire, su certi comportamenti scorretti o per lo meno non signorili, ma non ho tirato bene, per cui preferisco pensare che se avessi saputo sfruttare meglio le opportunità offerte dalle situazioni, non mi sarei dovuto trovare a lottare per una stoccata. Alla fine Bocko primo (3 vittorie su 4 in qualificazione olimpica), Martinelli 2° (GASP!), Rota 3° con Videira (altro One Man in qualifica) e io 5°: a conti fatti, non c’é da lamentarsi troppo, c’é da fare tesoro ancora una volta (cazzo, verrà il mio momento!) e imparare dagli errori.
L’ultima sera io, Angelo, Morris e il Confa ci distacchiamo dal gregge per andare a mangiare in un posto a Chia (40 min di macchina andare/ 20 tornare) consigliato da un amico del fratello di Camila (Jimenez) : altro picco della trasferta, si mangia bene e poi si balla!
L’ultima notte cerco di stare sveglio il più possibile, per prendere già il fuso italiano: appena tornati ci si allena per gli Europei.
La trasferta Americana quest’anno é passata meglio di quella dell’anno scorso, anche se é durata di più e teoricamente doveva essere più estenuante. Indubbia differenza l’hanno fatta i risultati, ma anche l’organizzazione migliore (da parte mia, non certo della Federazione) e il piccolo passo fatto (molto piccolo) a livello di gruppo.
Speriamo che per le Olimpiadi (speriamo intanto di andarci) ci saremo uniti come si deve…
Lo sapremo solo alla prossima avventura!… (che fine da Film!)

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