In Risposta alla “Gazza” di Ieri


Mi spiace dover parlare ancora di questi argomenti, ma visto che é sempre argomento di discussione per taluni, io non ingaggio battaglia, ma mi limito a rispondere “ferro ignique”.

Ieri, mentre mi bevevo in compagnia di Cate un caffé, mi sono imbattuto in un articolo (scaricabile qui) , naturalmente tra le brevi, della Gazzetta. Un certo Dario Desio di Napoli scriveva a Fausto Narducci raccontandogli del “disagio” (testuali parole) che provava a vedere i suoi beniamini sportivi da notizie in breve (atleti degli sport minori) in televisione atti a ballare, o piantare carote, oppure indagare in qualche reality show o game, invece che nuotare, combattere, correre e così via…

A parte che, nonostante si dica una persona competente e interessata, il signor Dario generalizza un po’ troppo, unendo atleti che hanno deciso di fare televisione perché avevano smesso di essere sportivi, atleti che hanno solo preso un po’ di soldi (che fanno sempre comodo), atleti a cui serviva la popolarità e atleti che non erano atleti.

In secondo luogo, e lo provo su me stesso, per un atleta é veramente molto difficile fare un qualcosa di differente dall’atleta, siamo abituati a correre a testa bassa per anni, é naturale che quando abbiamo uno spiraglio, magari dopo un successo importante, l’opportunità di fare qualcosa di diverso é per giunta ben retribuito, ci buttiamo a capofitto.

Poi bisogna considerare che siamo atleti Olimpici che appunto, come detto, troviamo spazio solo nelle “brevi” del principale giornale di sport (o di calcio?!) italiano. Ricordo che io ho dovuto vincere un’Olimpiade (il massimo in teoria) per avere mezza prima pagina, mentre se Beckham si sposa (non fa gol in una partita ma si sposa, o fa la spesa…) fanno “l’approfindimento” dalla prima alla quinta pagina. Se non si parla di noi (ricordo che visibilità=sponsor=soldi=mangiare) per lo sport ma si parla per la TV o altro, allora ci si adegua.

E’ vero anche che noi veniamo retribuiti principalmente dai gruppi sportivi militari e in maniera minore (e solo se vinciamo) dal CONI, ma non penso che se a Dario offrissero dei soldi in più oltre ai suoi 1200 o 1500 € al mese di stipendo direbbe di no… magari quei soldi servono per un mutuo, per una pensione , difficilmente per mantenere la Ferrari.

Non capisco poi perché devono venire colpevolizzati gli atleti degli sport minori quando i calciatori (sì ce l’ho con loro) per balbettare (non in Italiano) a Sanremo o per fare spot ridicoli vengono quasi divinizzati (anche dalla Gazzetta). Negli Stati Uniti la cultura sportiva (e non solo calcistica) é molto più sviluppata, gli atleti sono dappertutto e vengono strapagati proprio perché fanno qualcosa di diverso da quello che é il loro lavoro, una sorta di straordinario. Ma qui non mi dilungo troppo, negli Stati Uniti ci sono anche scuole per sportivi dove gli sportivi non vengono ghettizzati e puniti per le assenze ma vengono trattati come gli altri se non meglio perché hanno un interesse e non un “hobby” come spesso viene considerato qui…

Concludendo io me ne sto volentieri a casa mia a prepararmi mentalmente alle mie sei ore di allenamento di domani, che faccio con felicità perché é la mia vita, mi pago il mio mutuo e faccio fatica come tutte le persone normali, non pretendo nulla dalla società perché ora non si può cambiare (non a breve). Continuerò a sperare in uno sponsor che paghi bene  e metta in risalto la mia immagine, o in qualche ospitata in TV, sempre da Sportivo, ma se non me ne offriranno una così e mi troverò nelle stesse condizioni in cui ho partecipato alla “Talpa”, la rifarò (o chi per essa). Mi basterebbe però essere “lasciato in pace” e poter fare la mia vita.

Spererei solo che i Dario Desio smettano di fare discorsi finti perbenistici e indaghino un minimo sul “perché”, oppure smettano di leggere di sport e guardarlo in TV e magari inizino a praticarne un po’, cosicché alla sera siano abbastanza stanchi da andare a letto, invece che parlare a sproposito…

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. sTen ha detto:

    La maggiorparte dei giornalisti sportivi (o figli di veri giornalisti perke tanto il nepotismo dilaga) quando hanno scritto due righe di calcio sono contenti .. e sgranano gli occhi quando devono confrontarsi con atleti (campioni olimpici mica atleti qualunque) che non guadagnano migliaia di euro al giorno.. proprio perchè vedono solo al loro mondo rotolante dietro un pallone ..
    Essere se stessi è ciò che rende differente le persone dalla massa, conoscendoti, non ho dubbi su quest’ultima cosa .. 🙂

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  2. Dario Desio ha detto:

    Caro Matteo,
    anzitutto permettimi di adoperare il ”tu” – ho scarsi 30 anni, siam quasi coetanei – anche perchè non riesco proprio ad identificarmi nello stereotipo che nel tuo intervento mi azzecchi.
    Comunque.
    Premesso che ho scritto alla GdS perchè avevo 10 minuti liberi; premesso che sono capitato sul tuo blog davvero per caso; premesso che mi spiace tu l’abbia presa a male.
    Ecco, premesso questo, ti dico: hai equivocato. Magari la GdS ha mischiato un po’ le carte, la risposta di Narducci magari non precisa, ecc…
    Ma quello ”sfogo” altro non era che un’amarezza travestita da ”denuncia”.
    Vedi, Matteo, io gli sport minori li seguo DAVVERO. Tutti. Sono disoccupato. Ho seri problemi di salute. Mi consolano le Olimpiadi, con quegli sport estremi per polarità e copertura televisiva. Davvero ho fatto, faccio e farò le ore piccole per seguire scherma, canottaggio e nuoto di fondo. Perchè vi apprezzo.
    Ecco perchè ho stigmatizzato l’andazzo di chi, sfruttando i Giochi Olimpici, cerca popolarità e soldi.
    Io non so quanto prendete dal Coni e/oi dalle Forze Armate per i vostri sacrifici, di lì la lettera alla Gazzetta; ma veder scosciarsi una Vezzali o una Granbassi (scusa se resto nel tuo ambito) mi ha fatto *pensare*.
    Punto.
    Spero davvero che il vostro impegno venga realmente riconosciuto e valutato. Non solo ogni quattro anni.
    Ma credo non accadrà. E allora, se per *vivere* vi sentite quasi obbligati a scelte di questo tipo, auguri! Almeno avete una carta da giocare. Io manco quella.
    Ciao e grazie. E scusa.

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