Wabi-Sabi


Ho una mini riga quasi invisibile sullo schermo del mio nuovo iPhone. Il telefono ce l’ho da meno di una settimana e l’ho trattato benissimo come faccio con tutte le cose… Eppure è accaduto: il segno c’é. Normalmente una persona non se ne accorgerebbe nemmeno oppure se ne fregherebbe una volta visto il graffio, ma io volevo cambiare telefono. Ne volevo uno nuovo senza il segno seppure quasi invisibile.
Questo accade perché è tutta la vita che combatto con il perfezionismo.

Dico che è tutta la vita che ci combatto eppure in realtà per molto tempo mi sono vantato, da solo e con gli altri, di essere un perfezionista, citando esempi importanti come Steve Jobs, uno dei miei role model per molto tempo.

Pensavo che non fosse possibile fare una qualsiasi cosa senza farla al meglio, e con ogni cosa intendo ogni singola cosa della mia vita: dal lavarmi i denti, all’allenarmi, al giocare ai videogame e così via. Non importava che molte fossero cose che non potevo saper fare, per lo meno dal principio, per me l’importante era farle al meglio… non al mio meglio, al meglio assoluto .
I miei amici in passato mi spostavano le cose in casa apposta per vedermi rimettere “a posto” pochi centimetri più in là. Questo perfezionismo era diventata una mania che si rifletteva in ogni aspetto della mia giornata.

Sono arrivato ad un punto che se non potevo fare le cose perfettamente non le iniziavo nemmeno. E con “perfettamente” intendevo sia le cose che potevo, che quelle che non potevo controllare come il meteo. Saltavo allenamenti perché ero in ritardo di mezz’ora sul mio piano della giornata…

La ricerca della perfezione é essere estremamente autocritico per ogni dettaglio, é rendersi la vita impossibile.

La mia vita era un incubo, non passavo più una giornata in maniera normale.

Poi ho iniziato a capire che c’era un problema e a documentarmi : libri, video, podcast…

Vi lascio un link a un video interessante a riguardo …

E anche al libro correlato che per ora é solo in inglese :

Per voi posso riassumere il concetto con una frase :

Perfection is a Moving Target

Susan Fletcher

Ho realizzato di non essere perfetto e che la vita non lo può essere. Bisogna abbracciare l’imperfezione. Bisogna iniziare le cose e sbagliare … poi correggersi e rifarlo ancora e ancora .

Ho deciso per un periodo di fare la cosiddetta “Exposure Therapy” . Mi forzavo di essere imperfetto. Mi forzavo di accettare le cose per come venivano, mi sforzavo di non cambiare ciò che non rientrava nei miei schemi.

Un altro stratagemma che ho usato (e che uso tutt’ora) era la “Deadline”: mi davo un termine per un progetto e dovevo assolutamente rispettarlo, a prescindere che il risultato fosse quello che volevo o meno. Alle volte attraverso cose imperfette nascono capolavori. Altre decisamente no, ma di sicuro si fa più esperienza (e si migliora quindi) a completare più task, piuttosto che a cercare di completarne uno alla perfezione.

Con il canale Youtube che gestisco con un mio amico #DaiCheMancaPoco ci siamo detti che avremo fatto un video a settimana per un anno e stiamo rispettando le scadenze. Non sono sempre soddisfatto al cento per cento di ogni nostra creazione, ma sono super orgoglioso del processo, del viaggio.

Più tardi, leggendo le mie care filosofie orientali che tanto mi hanno regalato, sono approdato al concetto del Wabi-Sabi. Come tutti i concetti orientali sono decisamente ampi e spesso di difficile comprensione per un occidentale. Sono stati scritti vari libri anche a riguardo di questo argomento. Uno che consiglio é Wabi Sabi di Tomas Navarro. Il Wabi Sabi insegna a vivere una vita perfettamente imperfetta in sintesi, ad accettare le cose come sono e vivere il meglio da ogni cosa ed esperienza.

there is a crack in everything that’s how the light gets in

Leonard Cohen
Anthem di Leonard Cohen

Un altro concetto collegabile e forse più conosciuto è il Kintsugi che é la famosa arte Giapponese di riparare la ceramica con l’oro. Anche per questo consiglio un libro per chi volesse approfondire : Kintsukuroi sempre di Navarro. La pratica nasce dall’idea che dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore.

Tutto questo volo pindarico era per dire che ogni tanto ci cado ancora nella trappola del perfezionismo ma grazie ad esperienza, strategie e questi preziosi concetti spesso riesco a venirne a capo, a riconoscere che non si può vivere essendo il peggior nemico di sé.

…Quindi mi tengo il mio telefono imperfettamente perfetto 🙂

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