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E’ un po’ la notizia del momento e chissà che non sia solo un momento perché c’é bisogno che se ne parli . 

Simone Biles si ritira dalla finale per concentrarsi sulla sua salute mentale. 

Questo naturalmente, per la grandezza del personaggio, ha risonanza mondiale e la gente come sempre si divide in due: a favore e contro, ma nessuno veramente comprende secondo me . 

Io ho una profonda convinzione che la prestazione sportiva di alto livello avvenga perché c’é una mancanza alla base. Spesso familiare. Ho letto tantissime storie di sportivi e conosco la mia. Non si ricerca la gloria assoluta, quella olimpica, se sei un bambino felice che ha tutto ciò che desideri. E non dico in termini di giocattoli, ma di sensazioni , di esperienze. Molto spesso quella vittoria vuole dire al mondo “Ehi , io sono qui, io valgo “ , ma più che al mondo, quel grido é spesso rivolto a un numero ristretto di persone , spesso della tua cerchia intima. 

Spesso quelli che vincono, nel luogo di gara sono dei “leoni”, ma emotivamente, personalmente , sono persone molto fragili, che hanno molte carenze in termini affettivi . E la ribalta e il declino mediatici possono giocare brutti scherzi , perché si tende a “sostituire” l’amore che si cercava, con quello del pubblico e dei media, per poi capire che non può essere così perché é appunto passeggero e superficiale. 

Tutto questo discorso per dire semplicemente che sono contento di quello he ha fatto Simone Biles, sono assolutamente dalla sua parte e se la conoscessi personalmente cercherei di dirle che non é sola, che ci sono passato nel mio piccolo anche io e che penso, con le dovute e personali proporzioni, ci siano più atleti di quanto pensi che hanno provato almeno in parte quello che prova lei . Ho visto Phelps parlarne, Fioravanti e la Pellegrini, e spero molti altri lo facciano .

E’ giusto che si inizi a vedere che siamo tutti uguali, gli atleti sono delle persone che hanno dei problemi, come tutti quanti. Spesso a livello emotivo anche più grandi perché sono tenuti a crescere un po’ prima dei coetanei . Purtroppo però, si cresce molto nella capacità di gestire responsabilità e di prestazioni, ma meno a livello mentale ed emotivo, e pochi sono gli allenatori che investono in questo, puntando solo a raggiungere il risultato il prima possibile, dimenticando che dietro la prestazione c’é la persona.

Smettiamola di vedere solo degli Dei che se performano sono immortali e se non lo fanno, fanno schifo. Al mondo ognuno ha le proprie caratteristiche, ma facciamo tutti parte della stessa famiglia. 

Non ce lo scordiamo mai . 

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